Filosofia del confine*

di Gianluca Tornini, Leonardo Monaco, Francesca Di Pietro, Riccardo Stefanutti, Dalia Shahen, Camilla Romano, Flavia Campanella, Aurora Di Fabrizio, Annalisa Costantini, Giovanni Serangeli /

Il “con-fine” ha una importante valenza nei vari ambiti in cui il termine e il concetto occorre e si utilizza. Da quello più semplicemente geografico a quello politico, a quello culturale, linguistico, o legato alle tradizioni. A seconda di come lo intendiamo, la sua etimologia cambia: geograficamente definito come “limen, finis”, limite, spazio che separa ma che può divenire soglia, “limen”; filosoficamente inteso come “peirata”, termine che ritroviamo in Eraclito per stabilire i confini dell’anima, viene inteso anche come “horos” nel senso di divisione, frontiera e utilizzato per indicare il potere delimitante di una norma.

La filosofia ci aiuta a superare i confini della nostra identità e a leggere i fenomeni migratori come incontri di popoli diversi che hanno generato e possono ancora formare nuove possibilità per abitare il mondo. Alle discriminazioni, che Leibniz_Hannoverancora oggi sono molto diffuse, rispondiamo con la nostra ricerca richiamando e utilizzando il vero significato di confine, che è divisione geografica ma, allo stesso tempo, è vicinanza di culture e di popoli di tradizioni e religioni spesso diverse. La prossimità fisica non è subito intesa come condivisione morale e relazione pacifica con l’altro: l’incontro con l’altro è difficile da realizzare ma, sulle orme di Gottfried Wilhelm Leibniz che, con il concetto de “La place d’autrui”, possiamo imparare a rispettare e comprendere il prossimo. La storia ci ha anche mostrato che, spesso, le attenzioni alle piccole differenze tra uomini si sono tramutate in discriminazioni razziali, in esclusione dei “diversi” dalla vita sociale e, in casi più estremi, in uccisioni di massa.

Immanuel_Kant
Ancora oggi, in molte nostre esperienze, siamo lontani dalle ammonizioni che Immanuel Kant fa al genere umano ne Per la pace perpetua, un testo classico della filosofia politica: l’importanza dell’uguaglianza davanti alla legge e il diritto cosmopolitico applicato all’ospitalità universale.

La permeabilità del confine (le permeabili frontiere di cui ha scritto la poetessa Wislawa Zimborska) può avvenire attraverso il riconoscimento dell’altro sulla base della filosofia, oltre che di Leibniz, del filosofo francese Emmanuel Levinas. Assumere il posto dell’altro è un “con-frontarsi”: convertirci alla tolleranza. Così come proposto da un altro filosofo francese,  Voltaire, il quale condanna il fanatismo religioso come male della società e come causa delle lotte tra popoli e le diverse visioni conflittuali del mondo. Purtroppo però, spesso la tolleranza non conduce direttamente ad un’interazione “dare-prendere” a fondamento dell’autentica relazione di fiducia reciproca.

Per pensare i confini come soglie ci vengono in aiuto anche le parole di Hannah Arendt in Vita Activa, testo nel quale la filosofa sottolinea come la pluralità umana sia eguaglianza e distinzione: due caratteri fondamentali delle relazioni fra gli uomini. L’eguaglianza permette di comprendere l’alterità e, allo stesso tempo, la diversità rende possibile il dialogo e il confronto tra individui.

L’abbattimento del confine come condanna assoluta della guerra da parte di Kant, ci conduce fino dalle parole di Leibniz a quelle di Paul Ricoeur sull’incontro con l’altro e la logica del dono (non solo materiale) fino a Martha Nussbaum, la quale ci indica la strada che mette insieme idee e strategie nuove per risolvere i più grandi problemi attuali, dai conflitti armati, al cambiamento climatico.

Anche il filosofo  Friedrich Nietzsche, ne La nascita della tragedia aveva sottolineato l’importanza di quelloNietzsche che lui definisce “spirito dionisiaco”, sinonimo di apertura dei confini della forma apollinea. Così come Arthur Schopenhauer che, con il Velo di Maya, aveva elaborato il concetto di un confine che poteva essere aperto o chiuso, una frontiera col mondo reale che ha la volontà di vivere come fondamento.

La filosofia ci aiuta dunque a riflettere e superare i confini della nostra mente: pensare in questo modo, in un’ottica di relazioni e di apertura del nostro “io” verso l’altro, come sostiene Martin Buber in Ich und Du, che per Hannah Arendt è già un agire.

*immagine del titolo: incisione di C. Flammarion, colorata da Raven, en.wikipedia